Frammenti

buopoth2“…Deviando verso nord-ovest, presto arrivarono sulle rive del fiume e Alex rimase a bocca aperta di fronte a quella visione. Erica disse solo «Ecco l’Oukranos» accompagnando la frase con un gesto della mano, come a presentare il corso d’acqua al suo compagno d’avventura. In quel punto del suo corso, il fiume era lento e calmo, molto ampio da una riva all’altra e decisamente imponente. Ad Alex venne in mente il termine “solenne”. L’acqua, più che scorrere verso il mare, sembrava incedere con un passo regale e calcolato appositamente per farsi ammirare. Le luci del tramonto riverberavano sulle lievi pieghe della corrente con cangianti riflessi dorati, rossi e violacei, mentre le acque verdazzurre si perdevano in un blu scuro profondo e in un lontano nero a oriente, verso Thran e la foce. La fiamma morente del sole si rifletteva anche su qualcosa di brillante, quasi metallico, a ovest dalla posizione dei due viaggiatori. Erica notò che Alex stava guardando quel punto strizzando gli occhi per cercare di capire di cosa si trattasse.
«Quelle che vedi sono le sette torri del Tempio di Kiran, il più grande e importante luogo di culto del dio Oukranos, che è stato costruito proprio sul fiume. L’acqua scorre al suo interno e sotto la grande sala centrale dove si apre una grande vasca attraverso la quale i sacerdoti parlano con il fiume», gli spiegò.
«È magnifico. Questo è un momento che vorrei ricordare per sempre.»
«E forse, stavolta, te lo ricorderai. Ora troviamo un luogo tranquillo per accamparci. Domani arriveremo a Thran passando per il Grande Ponte. Non siamo distanti, la città è oltre quell’ansa del fiume che volta a settentrione, ma non credo sia una buona idea farsi una dozzina di miglia al buio.»
Ma Alex sembrava non ascoltarla. Le acque multicolori del sacro fiume catturavano e trasportavano verso il mare la sua attenzione come facevano con i rami spezzati degli alberi e le polveri dei monti lontani. Sull’altra riva il ragazzo vide degli strani animali che si stavano abbeverando in un’ampia ansa dove l’acqua era bassa e quasi ferma. Erano creature simili a piccoli elefanti con la pelle rosa e con grandi occhi. Sulla schiena sporgeva una doppia fila di protuberanze ossee coperte di pelle dal colore grigio che ad Alex fece venire in mente la teoria di scaglie di uno Stegosauro, anche se queste erano molto più piccole e arrotondate. Uno di questi animali, un esemplare grosso e dalla pelle colorata più vividamente, sollevò una corta proboscide dall’acqua e mandò un singolo richiamo, un suono simile a quello di un corno profondo o di una tromba, che echeggiò nella valle dell’Oukranos fino a perdersi negli altri rumori del tramonto.
«Buopoth. Quelli sono dei Buopoth» sussurrò Alex.
«Sì, esatto,» rispose Erica sorridendo, «comincia a tornarti in mente qualcosa dei tuoi viaggi da bambino.»
Gli batté affettuosamente una mano sulla spalla, poi si diresse oltre le propaggini della foresta che andava diradandosi verso la sponda del fiume. Poco sotto di loro si estendeva un grande prato fiorito dove le libellule si attardavano a succhiare nettare e le farfalle dai colori mai visti nel Mondo di Veglia volavano con andatura danzante. Un tronco cavo, caduto e spezzato, li avrebbe riparati dal vento e da eventuali piogge mentre i suoi rami avrebbero fornito la legna per accendere un piccolo falò da campo. Alex rimase ancora qualche minuto a osservare quella vista, come se dovesse digerire lentamente tutti quei colori e quegli odori, poi la seguì e l’aiutò a preparare il fuoco…”

(Immagine © Mark Ferrari)

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