Dietro le spalle

Sono sempre stato un tipo incline alla malinconia.

Per me il passato ha sempre rappresentato un’era più felice di quella vissuta al momento, un periodo con meno pensieri, meno preoccupazioni, più follia, più divertimento. Più significato.

Non è che sono tanto stupido da non rendermi conto che questo sia oggettivamente falso. La vita, tutta la vita, è fatta di alti e bassi, di periodi felici e spensierati e altri deprimenti e pieni di problemi. I momenti si alternano ed è quindi letteralmente impossibile che il passato sia sempre “migliore” del presente.
Tuttavia, il mio senso romantico, direi quasi tolkieniano del tempo fa sì che anche i periodi peggiori, una volta passati, vengano ammantati da un’aura di dolcezza e nostalgia, come quando si mette una calza davanti all’obiettivo di una videocamera. In questo modo i momenti negativi che vedo guardando alle mie spalle sembrano meno negativi di quelli attuali.

Peraltro, non credo di essere in minoranza, nel grande panorama umano. Di sicuro posso dire di conoscere diversi cari amici che soffrono di una simile sindrome, più o meno consapevoli che sia tale. Certo, il fatto di rendersi maggiormente consci di questa caratteristica emotiva ci permette di arginarla, di fare la tara ai nostri spettacolini interiori. Ci consente di cercare ragioni reali per apprezzare maggiormente il presente e una spinta per affrontare il futuro, una dimensione temporale che noi romantici vediamo sempre ammantata da un minaccioso velo di oscura indifferenza.
Insomma, ci si prova.
Si fa quel che si può.

Perché tutto questo discorso? Non sono del tutto sicuro di saperlo. Persone che pensavo appartenessero a un lontano passato a volte rifanno capolino nel presente, situazioni che credevo ormai distanti si rivelano più vicine del previsto. E poi c’entra anche l’ebook.

“Abietti si Nasce”, infatti, è un vero concentrato del mio senso di autopoiesi storica, della mia necessità di raccontarmi e ri-raccontarmi (a me stesso, principalmente, e solo di conseguenza agli altri), riordinando come su un mixer i valori delle emozioni e degli avvenimenti remoti in nuovi arrangiamenti, cambi di tonalità, variazioni armoniche, progressivizzando la mia vita in continue, infinite narrazioni della stessa storia. E ora “Abietti si Nasce” ha un sequel che presto verrà inserito nella lista dei libri posta lì sopra, nel menu che tenta di mostrare in modo ordinato i disordinati e maldestri tentativi del sottoscritto di proporre se stesso al mondo. Come un bambino che porta una mela alla maestra o che legge una poesia davanti a tutta la classe. E rileggere questo sequel, farne l’editing, decidere cosa includere e cosa lasciar fuori per sempre (non credo proprio ci sarà mai una “parte 3”, ma non si può mai sapere), ha aperto dentro di me tanti barattoli di lombrichi.

E sappiamo tutti cosa succede quando apriamo un barattolo di lombrichi, vero?

Bene. Non sono più abietto da ormai molti anni e questo blog non è certo “Abietti si Nasce”, nel bene e nel male. Quindi finali come “That’s all folks!” o “Godiforte!”, sarebbero decisamente fuori luogo. Mi limiterò a riportare la risposta che qualcuno mi ha dato recentemente di fronte alla mia domanda:
“Cosa stiamo facendo?”

“Stiamo creando nuovi ricordi.”

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