L’Uomo Magro (e altre storie)

Mi è stato chiesto recentemente di ri-raccontare una serie di mie esperienze avvenute qualche anno fa, esperienze inspiegate (ma non credo inspiegabili) che hanno poi ispirato il testo per un brano del primo album dei Silver Key, nonché una serie pressoché infinita di discussioni in merito con amici e parenti. “Ri-raccontare” perché in realtà ho già toccato brevemente l’argomento in un post sul sito ufficiale dei Silver Key, parlando appunto delle fonti di ispirazione di “The Gaunt Man”, anche se ero stato piuttosto breve e conciso.
Mi sono deciso a farlo in questa sede, invece che direttamente sul mio profilo di Facebook, per una questione di comodità di utilizzo e ben sapendo che tanto il post verrà condiviso anche là.

Tutto è cominciato attorno al ’94-’95, credo. All’epoca avevo 23-24 anni e, sebbene sia sempre stato ateo, materialista e scettico – come tutt’ora sono – in quel periodo avevo sviluppato un grande interesse per il paranormale, gli eventi inspiegati e strani, il sovrannaturale. Più come esercizio narrativo e intellettuale che non come campo di ricerca effettivo… La mia posizione in merito era (ed è tuttora): “Non ci credo, ma mi piacerebbe tanto che fosse vero”. Dico queste cose per onestà intellettuale e metodologica, in modo da dichiarare subito eventuali possibili bias percettivi e cognitivi che potrebbero aver deviato il mio vissuto.
In quel periodo cominciai a vedere, sempre ai margini del campo visivo, con la proverbiale coda dell’occhio, una figura nera, come l’ombra di un uomo (anche se sarebbe più corretto “un uomo fatto d’ombra”), che compariva all’improvviso quando entravo in una stanza per poi svanire non appena mi giravo per osservare direttamente il punto in cui mi era parso di vederlo. La figura sembrava essere molto alta e sottile, magra e completamente nera, e l’impressione che mi dava era che indossasse una qualche forma di mantello o impermeabile che lo copriva interamente. Non ricordo, francamente, se indossasse anche un cappello oppure no (questo dettaglio sarà importante qui avanti, come vedrete).

Essendo io, per l’appunto, scettico di natura e sapendo che gli occhi e il cervello hanno una serie di caratteristiche fisiologiche tali da indurre questo genere di visioni proprio ai margini del campo visivo – un fenomeno conosciuto come “pareidolia” – non ci feci mai molto caso, né pensai mai seriamente che si trattasse di qualcosa di particolarmente “strano”. Anche se, a essere del tutto onesti, qualche bello spavento me lo pigliai e, per esserlo ancora di più, nello stesso periodo (che durò fino al ’99-2000 circa – anche se gli ultimi “avvistamenti” indiretti penso si siano spinti fino al 2007-2008) fui testimone di almeno altri due o tre fenomeni “inspiegati” che, però, non credo siano collegati con questo caso ed esulano dall’argomento preso in esame.
Al di là di un paio di spaventi dovuti al semplice fatto di avere l’impressione che un uomo misterioso e nero si trovi nell’angolo della tua camera da letto, non percepii mai nessuna particolare “malignità”, né correnti di aria fredda, né brividi lungo la schiena… Né vidi mai quella figura agire in alcun modo. Si limitava a star ferma in un angolo, sempre appena oltre il punto di fuoco dello sguardo, come una silhouette di cartone, per poi svanire non appena giravo gli occhi.
Almeno finché la stessa identica figura non cominciò a essere vista anche da altre persone che mi stavano vicino e che non sapevano assolutamente nulla di queste mie percezioni.

La prima di queste persone fu la ragazza con cui stavo all’epoca, persona con cui sono rimasto tutt’ora in ottimi rapporti e che, anzi, è diventata negli anni una dei miei migliori amici. Ricordo nettamente come un giorno, entrando a casa sua, la vidi trasalire per un attimo ed ebbi la solita percezione dell’ombra in un angolo. Lei si voltò scusandosi e dicendo “Mi era parso di vedere qualcuno lì, un uomo alto con un mantello addosso.”
Io risposi, senza pensarci, “Non credo sia un mantello, credo sia un trench.”
Lungi da me la volontà di spaventarla, ma la risposta mi venne fuori in modo spontaneo e assolutamente naturale, dato che sapevo bene di che cosa stesse parlando. Soltanto qualche secondo dopo realizzammo entrambi le implicazioni di quello scambio di battute. Inutile dire che quella notte non dormimmo granché, e non perché la passammo a divertirci sotto le lenzuola…

Come dicevo, in quel periodo avevo deciso di indagare se ci fosse una qualche base di verità come fondamento di tante affermazioni su fenomeni paranormali o sovrannaturali. Decisi di seguire tutti i corsi e le discipline possibili e immaginabili che avrebbero potuto farmi “provare” qualcosa o assistere a eventi inspiegati, fornirmi delle basi pseudo-scientifiche o teoriche per comprendere gli avvenimenti che normalmente vengono definiti “insoliti”. Feci quindi corsi di automotivazione, arti marziali, visualizzazioni guidate, pirobazia, ricerca dell’animale guida totemico, esercizi sulla cosiddetta “energia”, corsi di Reiki, trattamenti pranoterapici, lessi circa un quintale di libri tra le opere di Castaneda e i trattati sulla magia sciamanica, la magia del Caos, partecipai a incontri di costellazioni familiari, lessi la teoria alla base della “Legge dell’Attrazione”, le profezie di questo o quel Celestino, i “guerrieri di luce” e chi più ne ha più ne metta. Premetto che non ho mai incontrato assolutamente nulla che mi abbia convinto in modo incontrovertibile che esista un piano spirituale trascendente e distaccato da effetti placebo, inganni della nostra mente, autosuggestioni o errori del nostro sistema percettivo ma, detto questo, furono anni divertenti e alquanto interessanti.
Fu proprio a un incontro di meditazione che mi capitò il secondo episodio in cui qualcuno di “esterno” confermava la presenza di quest’uomo-ombra. Dopo aver finito una lunga sessione con un gruppo di persone sedute a cerchio, nel tentativo di visualizzare l’energia positiva che riempiva il nostro essere e rilassarci lasciando scorrere i pensieri, facemmo un giro di commenti e impressioni sull’esperienza. La persona seduta dall’altra parte del largo cerchio, direttamente di fronte a me, disse qualcosa del tipo: “Sì, è stato molto interessante, anche se sono stato un po’ distratto da una cosa… Mi è parso di vedere una figura lunga e nera, come un’ombra, che stava proprio dietro Yuri.”
Devo ammettere che in quell’occasione sbroccai del tutto. Non c’era nessun fottutissimo modo in cui una persona che io a malapena conoscevo e avevo visto forse un altro paio di volte fosse a conoscenza di quel fenomeno. Il modo “casual” e naturale con cui tirò fuori la cosa contribuì non poco a farla sembrare ancora più spaventosa. Ebbi una mezza crisi isterica e decisi che, di qualsiasi cosa si trattasse, non volevo più saperne assolutamente nulla.
Però il pensiero rimaneva lì, in un angolino del cervello. Il fenomeno, effettivamente, non si presentò più – cosa di cui sono felicissimo e che scrivo tenendo ogni appendice del mio corpo incrociata. Tuttavia non me ne dimenticai e, anni dopo, decisi di usare parte di questa esperienza come ispirazione per la canzone sopracitata.

Shadow People

Tra le tante immagini che si trovano online riguardo le “shadow person” o “shadow people”, questa è quella che rappresenta forse meglio di tutte ciò che io ho creduto di vedere.

Immaginate, quindi, la mia sorpresa e il vuoto allo stomaco che sentii quando mi resi conto del fenomeno delle “Shadow Person” facendo delle ricerche online. La cosa è alquanto inquietante e, anche se conosco a memoria tutte le spiegazioni “razionali” di questi eventi – come visioni nel dormiveglia o la connessione con la sindrome patologica conosciuta come “paralisi del sonno” – rimane il fatto che io ho incontrato l’Uomo Magro sempre e soltanto in pieno stato di veglia. Il dettaglio del cappello di cui ho parlato all’inizio della storia non è triviale perché sembra che la figura del cosiddetto “hat man” sia una delle più diffuse tra chi dice di essere visitato da questi “esseri”. Alcuni sostengono che sia addirittura più alto gerarchicamente rispetto alle altre “persone d’ombra”. Io non posso né confermare né smentire nulla di tutto ciò perché, come ho detto, non riesco a ricordare con precisione se il mio uomo-d’ombra avesse o meno un cappello, né ne ho mai visto più di uno.

That’s it. Questo è quello che posso dirvi in merito. Quella figura è stata fonte di ispirazione anche per diversi miei racconti e non credo di aver finito con lei. Per quanto riguarda gli altri fatti inspiegati che mi sono capitati in quegli anni – che potrebbero o meno essere collegati con l’Uomo Magro – sarà argomento di un eventuale prossimo post.
E voi? Vi è capitato di incontrare “shadow people”? Avete avuto esperienze analoghe? Scrivetelo nei commenti a questo articolo oppure commentate su Facebook. Sono molto interessato a sentire le vostre storie.

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