Rogue One – Recensione spoilerosa

Come annunciato nel titolo, questa recensione contiene spoiler. Parecchi spoiler. Quindi, se non avete ancora visto il film, consiglio caldamente di evitare andare oltre il “salto” e correre al cinema. Potrete poi tornare con calma a leggere quanto scritto qui. Se continuate dopo questo avviso, non mi assumo responsabilità in merito. Uomo avvisato, eccetera eccetera…

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Rogue One – A Star Wars Story
Quando ho visto il primo trailer di questo film ho pensato: “Accidenti, questo rischia di essere ancora più bello di Episodio VII!”. So che c’è gente là fuori a cui The Force Awakens non è piaciuto (potete leggere qui la mia recensione del film) ma io non faccio parte decisamente di quella categoria. Quando dico che Rogue One è meglio di EPVII lo dico partendo dal presupposto che a me TFA è piaciuto, e pure molto. Quindi non è, per il sottoscritto, un’affermazione da poco…

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1. La storia
Galen Erso (Mads Mikkelsen di Hannibaliana memoria), sua moglie e la figlia Jyn (la bellissima e molto talentuosa Felicity Jones) si sono ritirati in un pianeta remoto e cercano di vivere una vita pacifica lontana dall’Impero. Galen è uno scienziato e un ingegnere che ha lavorato al progetto della Morte Nera e, colto da rimorsi e spaventato dalla potenza dell’arma di distruzione di massa, decide di disertare e ritirarsi segretamente a vita privata. L’Impero, però, nei panni del Direttore Orson Krennic (interpretato da uno sfaccettato e drammatico Ben Mendelsohn), lo ritrova e lo costringe a riprendere il suo lavoro. La figlia scappa e viene salvata da un amico di Galen appartenente a una frangia estremista della Ribellione, Saw Gerrera (Forest Whitaker – personaggio che abbiamo già visto nella serie animata The Clone Wars) che la addestra fino a che non decide di abbandonarla per proteggerla, visto che la sua parentela con un noto scienziato e ufficiale imperiale rischia di venire alla luce e qualcuno del suo gruppo potrebbe pensare di ucciderla o di utilizzarla per ottenere un riscatto. Così Jyn fa una vita ai margini della società, vivendo di espedienti e finendo, all’inizio del film, in una prigione imperiale con una lista di reati lunga più di quella di Han Solo.

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Entra in gioco l’Alleanza Ribelle che, conoscendo il passato di Jyn e il suo legame con Gerrera, decide di liberarla da un trasporto imperiale per convincerla a collaborare. La sua missione: andare nella Città Sacra del pianeta Jedha (l’assonanza con “Jedi” non è casuale, dato che vediamo subito templi distrutti e gigantesche statue di Cavalieri cadute) dove si dice risieda la cellula terrorista di Gerrera, prendere contatto e cercare l’aiuto di quest’ultimo per rintracciare Galen, il padre di Jyn, rapirlo e portarlo su Yavin IV dai ribelli in modo da ottenere quante più informazioni possibili sulla Morte Nera e impedirgli di continuare il suo lavoro sulla terribile arma ammazza-pianeti. Nella missione, verrà scortata da K-2SO, un droide imperiale riprogrammato, e Cassian Andor, un agente ribelle (interpretato dall’ottimo Diego Luna) dal carattere spietato e freddo, il quale ha ricevuto l’ordine segreto di uccidere Galen non appena ne abbia l’opportunità.

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I tre riescono a rintracciare Gerrera dopo scontri con imperiali e truppe dello stesso estremista e al gruppo si aggiungono due Guardiani dei Whill, antichi force-user, il cieco Chirrut Îmwe (con un nome da Elfo tolkieniano, interpretato dal marzialista e attore Donnie Yen) e Base Malbus (Wen Jiang). Jyn vede un olomessaggio che il padre ha inviato a Gerrera tramite Bodhi Rook (un pilota imperiale disertore, interpretato da Riz Ahmed). Nell’ologramma, Galen afferma di aver inserito una falla di sicurezza nella Morte Nera che i Ribelli potrebbero sfruttare per farla saltare in aria. Gli Imperiali non si fanno attendere e scatenano la potenza della stazione proprio sulla Città Sacra. I nostri si salvano per miracolo e Rook li conduce su Eadu, il pianeta dove c’è la principale stazione di ricerca sul progetto Morte Nera per recuperare Galen. Perse le comunicazioni con la squadra, i capi dell’Alleanza decidono di non correre rischi e di inviare uno stormo di X-Wing a distruggere l’installazione e uccidere Galen, sperando così di fermare (o quanto meno rallentare) la realizzazione del progetto, ignari del fatto che l’ingegnere è dalla loro parte e che la Morte Nera è già finita e operativa. Dopo l’addio di Jyn al padre, tragico e asciutto, la squadra torna su Yavin IV.

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L’ultimo atto, quello meglio riuscito della pellicola, vede Jyn alle prese con il resto del “Senato ombra” ribelle nel tentativo di convincere i suoi membri a inviare una missione su Scarif, il pianeta archivio imperiale dove sono custoditi i piani originali della stazione da battaglia. Il Consiglio rifiuta, giudicando la missione un suicidio e troppo pericolosa per la loro sopravvivenza, non volendo rischiare un conflitto aperto con l’Impero. Jyn, Chirrut, Cassian, Malbus e Rook, insieme al droide e altri combattenti offertisi volontari, decidono di partire comunque e di tentare l’impossibile: recuperare i piani della Morte Nera e trasmetterli all’Alleanza.
Non dico altro, nonostante gli avvisi in apertura, per non rovinare né banalizzare il finale (qualche dettaglio lo darò trattando gli altri punti della recensione più giù). Mi limito a dire che vedere ANH dopo questo film cambia molte cose e dà un senso molto diverso agli accadimenti della pellicola originale del ’77.

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2. I Personaggi
Piuttosto che trattare ogni singolo personaggio individualmente descrivendone storia e azioni (per queste cose, dopotutto, c’è Wookieepedia), preferirei fare alcune considerazioni generali. Partiamo da un fatto che mi ha lasciato molto perplesso: a quanto pare, ci sono stati molti fan che hanno aspramente criticato la scelta di avere una donna come protagonista anche in questo film (dopo Rey in Episodio VII). Francamente, io ho grosse difficoltà anche solo a capire la polemica quindi posso solo dire che la cosa suscita in me incredulità e costernazione. In ogni caso, Felicity Jones è un’attrice molto intensa, espressiva e brava (sempre per quanto riguarda il mio gusto e giudizio, s’intende), quindi tali trollate possono essere tranquillamente ignorate. Che poi gli autori Disney possano venir fuori con un incipit diverso da “ragazzina carina e sola viene abbandonata dai genitori su un pianeta ostile” siamo tutti d’accordo, ma dato che le analogie tra Rey e Jyn finiscono lì (perché si tratta di due personaggi totalmente diversi), direi che non abbiamo molto di cui lamentarci.

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Un aspetto che vorrei sottolineare, inoltre, è il modo con cui gli autori hanno trattato tutti i “caratteri” presenti nel film, nessuno escluso. La vecchia trilogia e la deprecabile gestione lucasiana del franchise dopo Il Ritorno dello Jedi (dalle Special Edition agli odiati prequel), ci ha abituati a una divisione assoluta tra Lato Chiaro e Lato Oscuro, tra “buoni” e “cattivi”, cappelli neri e cappelli bianchi. L’unico personaggio “grigio” della trilogia originale è Han Solo, ma rimane grigio per ben poco e decide molto rapidamente di passare dalla parte dei “cappelli bianchi” e diventare un eroe. La gestione Disney – contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare – sembra aver deciso per sfumature meno nette e distinte. Basti pensare a Kylo Ren o allo stesso Luke Skywalker, le cui motivazioni per aver lasciato la galassia in mano a un nuovo Impero ed essere sparito dopo aver addestrato un ennesimo Signore Oscuro sono quanto meno discutibili e misteriose. Ma se questa tendenza è appena accennata in TFA, in RO è una caratteristica fondante della costruzione di tutti i personaggi. Direi, anzi, che è proprio questa tridimensionalità e questo aspetto profondamente umano dei protagonisti e dei comprimari a convincere e a tirarci dentro la storia, a riprova che anche una Space Opera epica può funzionare senza necessariamente avere figure di cartone e cattivi da operetta. Certo, ci sono sempre, in ultima analisi, gli heroes e i villains, ma i confini sono meno chiari e determinati che in altre pellicole della saga.

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Cassian Andor è un esempio lampante di questa sfumatura: è un agente ribelle che combatte per una giusta causa ed è talmente convinto della sua superiorità morale da non rendersi conto che agisce in modo del tutto simile a un imperiale o allo scagnozzo di un Hutt. Capire questa sua debolezza e superarla costituisce il suo arco di evoluzione narrativa nel film. Oppure Galen, che viene sfruttato dall’Impero ed è responsabile per la morte di miliardi di persone (Alderaan, anyone?) ma è anche colui che fornisce all’Alleanza la chiave per la distruzione della Morte Nera. Altro esempio emblematico è quello di Orson Krennic. All’inizio del film cerca di convincere Galen dicendo che la nuova stazione porterà pace nella galassia. Quest’ultimo gli risponde “Tu confondi la pace con il terrore”. E Krennic replica: “È un inizio”. E se fosse sincero? E se davvero pensasse che il caos di milioni di sistemi stellari in lotta fra loro può essere ordinato solo da un potere forte e terribile per lasciare poi spazio a una vera pace con il passare dei secoli? E se davvero pensasse questo, avrebbe torto? Per non parlare di una mossa che davvero stupisce venendo dalla Casa di Topolino, e cioè quella di dipingere i combattenti per la libertà del gruppo estremista di Gerrera come dei veri e propri terroristi di malcelata matrice islamica. Guerriglieri che combattono in casa loro per scacciare una forza imperialista (è il caso di dirlo) fino al punto da farsi saltare in aria o compiere attentati tra i civili. Ma fanno sempre parte dei buoni. Oppure no? Il film, intelligentemente, non dà giudizi definitivi in merito e la cosa lascia alquanto spiazzati, soprattutto in questo periodo storico.

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Insomma, le carte sono mescolate. Gli eroi si nascondono sistematicamente informazioni l’uno con l’altro, si tradiscono, non si fidano dei propri compagni e sono costantemente in allerta. I nemici sono in lotta tra di loro (bellissimo lo scontro di potere tra Tarkin e Krennic), hanno ripensamenti, disertano e tradiscono… C’è una ricchezza nei gesti, negli sguardi, nelle battute e nelle motivazioni dei protagonisti che è una vera boccata d’aria fresca dopo le interpretazioni rigide e goffe dei prequel, davanti ai bluescreen, dopo le battute uscite da un Bacio Perugina, dopo le motivazioni incomprensibili e contraddittorie che hanno caratterizzato gli ultimi episodi diretti da Lucas. Per carità, non stiamo parlando di Bergman o di un capolavoro del Neorealismo italiano, stiamo parlando di Star Wars, di film d’azione e d’avventura. Ma di un bel film d’azione e d’avventura, convincente, sfaccettato, curato e realizzato da persone che evidentemente amano la saga molto più del suo creatore.

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3. I Dettagli
A ruota libera, alcune cose che ho notato e che ritengo interessanti.
I “Guardiani dei Whill” sono una setta di force-user che deriva direttamente dalle prime stesure della sceneggiatura di Star Wars. In effetti, all’inizio Lucas aveva costruito tutta la storia attorno a una profezia (poi scartata per i film originali e recuperata nei prequel) tratta da un non meglio precisato Journal of the Whills. Non c’è nulla di canonico che ci dica chi siano questi Whill o cosa sia questo journal, sebbene molti fan abbiano speculato che “Whill” sia il nome della razza di Yoda (che non viene mai nominata in alcuna fonte ufficiale) e che questi alieni fossero potenti nella Forza molto prima della creazione dell’Ordine dei Jedi. In questi primi draft della sceneggiatura, che presentavano una storia completamente diversa da quella che noi conosciamo, i Jedi si salutano dicendo “Che la Forza degli altri sia con te”. Questo dettaglio, insieme al nome “Whill”, è stato recuperato e inserito in Rogue One come chicca per i fan hard-core (i battuti in testa come il sottoscritto). Ma sono proprio questi particolari a costituire la prova che soggettisti e sceneggiatori di questi nuovi film sono in primo luogo ammiratori e profondi conoscitori della mitologia della saga. Un’operazione analoga è stata fatta con i nuovi X-Wing di Episodio VII e con BB-8, entrambi “ripescati” da schizzi originali di Ralph McQuarrie per Una Nuova Speranza (quando ancora si chiamava semplicemente Star Wars, senza capitoli o altre amenità).

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Le Easter egg in questo film si sprecano letteralmente. Ci sono filmati da dieci o più minuti su Youtube che le elencano tutte mostrandole con grande precisione e pignoleria, quindi non ha molto senso che mi metta ad enumerarle anch’io in questa sede, tuttavia ho trovato molto divertente l’introduzione della nave Ghost di Star Wars Rebels e il fatto che a un certo punto nella stazione ribelle qualcuno chiami all’Intercom il “Generale Syndulla” – probabile riferimento a Hera Syndulla, una Twi’Lek verde protagonista di tale serie animata. Dato che Rebels parte cinque anni prima della Battaglia di Yavin, le ultime stagioni del cartone potrebbero essere contemporanee agli eventi di Rogue One e di Una Nuova Speranza, e questo potrebbe portare a incroci molto interessanti.

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Sebbene sia il mio sogno bagnato segreto che la Disney a un certo punto dica: “Sapete cosa? Fanculo i prequel di Lucas, ora li rifacciamo noi ma bene“, devo con dolore riconoscere il fatto che ci siano, in Rogue One, molte citazioni e collegamenti con gli episodi I-II-III (ad esempio, il personaggio di Bail Organa). Ma sono i collegamenti con Una Nuova Speranza che risultano i più graditi e puntuali. Il film finisce probabilmente poche ore prima l’inizio di Episodio IV, tanto che si potrebbero togliere i titoli di coda del primo e l’Opening crawl del secondo e vederli come un’unica storia il cui fulcro, in ultima analisi, è la distruzione della Morte Nera. Si incastrano talmente alla perfezione che non si può evitare di pensare a questo film come a un gigantesco fucking finger diretto dalla Disney al Giorgione capellone con sotto la didascalia: “Ecco come si fa un prequel, amico”.

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In Episodio III la forzata introduzione della Tantive IV e, soprattutto, della Morte Nera in costruzione, nel disperato tentativo di collegare due storie che male si incastrano, non ha il benché minimo senso. I prequel sollevano più problemi di continuity di quanti ne risolvano. Perché Obi-Wan e Vader non riconoscono i droidi? Anakin ha addirittura costruito C-3PO da bambino! Obi-Wan dice, in ANH: “Non ricordo di aver mai posseduto un droide”. Eppure conduce intere campagne militari con R2D2 e ha un droide personale montato sul suo caccia Jedi (R4-P17). Perché Leia ricorda il volto “bello ma triste” di sua madre, se Padme è morta dandola alla luce e non l’ha praticamente mai guardata in faccia? Sicuramente non a un’età in cui potesse registrare un ricordo simile? Ma sono polemiche annose e già fatte altrove, e sono solo i primi dettagli che mi vengono in mente tratti da una lista, sfortunatamente, molto, molto lunga. Inoltre, il frame della Morte Nera alla fine di Episodio III e l’introduzione dei “piani” geonosiani della stazione da battaglia creano un problema non da poco che ora il nuovo Canone sta cercando di risolvere: perché la prima Morte Nera è stata costruita in vent’anni e la seconda solo in tre? La realtà è che tutte le spiegazioni “interne” sono complesse e macchinose perché il danno è stato fatto esternamente, da Lucas, per appiccicare con il nastro adesivo il finale della sua trilogia con l’inizio del film che aveva girato nel ’77.

Qui, fortunatamente, non accade nulla di simile. Anzi, gli sceneggiatori hanno anche trovato una soluzione brillante a un apparente buco di sceneggiatura di ANH che è stato parodiato per quarant’anni e cioè la “falla” nella sicurezza della Morte Nera che porta alla sua distruzione. Con l’introduzione di Galen, il nuovo Canone ci dice che tale falla non è stata una svista dei progettisti ma un sabotaggio vero e proprio architettato da un agente imperiale dissidente. Geniale.

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4. Vader, Vader, Vader
Se c’è una singola scena in questo film che vale da sola l’acquisto del biglietto – e tutto il resto è grasso che cola – è l’arrivo di Vader a bordo dell’incrociatore ribelle abbordato. Quando il corridoio buio si illumina del rosso della sua spada laser partono i secondi più meravigliosi di questo film e, probabilmente, l’atto d’amore più profondo fatto dagli sceneggiatori nei confronti dei fan e della saga stessa. Vader abborda la nave praticamente da solo. È il Signore Oscuro dei Sith, quel villain là, di quel periodo in cui non si sapeva nemmeno bene cosa fossero i Sith e, francamente, la cosa non risultava importante. Perché a volte il mistero è molto meglio della sua spiegazione (non credo di dover citare, in merito, le Guerre dei Cloni…).
Vader arriva e tutto diventa rosso, terribile, minaccioso, oscuro, pauroso. I soldati ribelli vengono colti all’istante dal panico e sparano all’impazzata senza quasi mirare, colti da un timore atavico e cellulare verso la Morte incarnata che avanza con calma, camminando, verso di loro, distruggendoli uno per uno senza il minimo sforzo.

Questo è Darth Vader. Questo è il più grande cattivo mai raffigurato in una pellicola. E lo scrivo qui, nero su bianco, a imperitura memoria, registrato nell’incancellabile sistema mnemonico digitale della rete:

Vader e Anakin Skywalker sono due personaggi completamente diversi.

Vader non è un adolescente che passa tre film a lamentarsi di qualsiasi cosa. Vader non è uno sfigato che si mette a riparare la moto per sfogarsi dopo aver ucciso in un impeto d’ira incontrollata un villaggio di Sabbipodi. Vader non è un ragazzotto che dice battute idiote su un balcone, né un bambino che grida “Yay!” facendo corse di “sgusci”. Non è un padawan impacciato che lancia occhiate da stalker ad Amidala, non urla “NUUOOOOHHH!!!”, non va in giro con un poncho e di sicuro non viaggia con due Samsonite.

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Vader è la morte incarnata.

Ho detto di come in questo film tutti i personaggi siano sfumati, come ci siano atti di eroismo e rimorsi di coscienza tra i cattivi e momenti di crudeltà e di ipocrisia tra i buoni. Tutto è in tonalità di grigio. In questo scenario, però, c’è un Buco Nero di assoluto male, di disperazione senza ritorno, di distruzione cieca e di volontà maligna inarrestabile. Questo polo negativo attorno a cui tutti ruotano immersi nel loro terrore è Darth Vader.
Se non altro, ringrazio Rogue One per aver fatto questo: aver riportato dignità e potenza a un personaggio che era stato progressivamente evirato e banalizzato.
Averci ridato Vader.

5. I Difetti
Personalmente? Ben pochi. Ho sentito la mancanza di John Williams sul podio da direttore d’orchestra e il primo atto del film è un po’ dispersivo e caotico. Per il resto, non ho molto da dire.

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6. Il futuro, sempre in movimento esso è
Cosa ci aspetta? Tra un anno saremo al cinema a vedere Episodio VIII che, dopo questo film, è un po’ la grande scommessa. Cercherà di ricalcare L’Impero come l’episodio precedente ha ricalcato ANH? Riuscirà invece a decollare con una storia originale, prendendo coraggio dall’esperimento portato a buon fine con Rogue One? E gli altri spin-off? Si parla di un film antologico su Han Solo e anche di un capitolo dedicato a Yoda. Forse a Obi-Wan Kenobi. Tutti progetti interessanti, senza dubbio, ma perché non osare di più? Perché non andare oltre i personaggi e le ambientazioni già conosciuti e usati in mille romanzi, racconti, fumetti, cartoni animati… Perché non fare qualcosa di nuovo?

Questo film dovrebbe aver fatto comprendere alla Disney due cose molto importanti. In primo luogo: non tutto Star Wars è la storia degli Skywalker e dei loro comprimari. E, in secondo luogo, il pubblico è pronto ad accettare film più maturi, più adulti, con temi più difficili, scene più crude e interessanti. Ed è pronto ad accettare di andare al di là della saga dei personaggi della trilogia originale. Questo film si ispira più a pellicole come La Sottile Linea Rossa e Salvate il Soldato Ryan che non a Una Nuova Speranza. Non ha lo stesso respiro epico, non è altrettanto larger than life. Ha un approccio più crudo, freddo, asciutto, come dovrebbe essere un film di guerra. E “Guerre” è il 50% del nome della saga.

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Personalmente, metterei la firma su una nuova trilogia, totalmente distaccata dalla saga principale, ambientata 4.000 anni prima, come Tales of the Jedi, gli stupendi fumetti della Dark Horse della seconda metà degli anni ’90, nel periodo d’oro dell’Ordine dei Cavalieri ma anche nell’epoca dell’Impero Sith. O magari qualcosa di ancora differente che nemmeno possiamo immaginare.

Per ora, posso solo dire che i prodotti proposti dalla gestione Disney (Rebels, TFA e RO) promettono molto bene.
Speriamo solo che anche questi autori non vengano sedotti dal Lato Oscuro della Forza…

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6 risposte a Rogue One – Recensione spoilerosa

  1. Lanfranco ha detto:

    Ti lancio un amo: Star Wars, The Old Republic. Il videogioco ambientato 2000 anni prima della Morte Nera. Già nelle storie del gioco c’è materiale per otto film. E la grafica è già quasi fatta. 🙂

    Liked by 1 persona

  2. Laineth ha detto:

    Attendevo la recensione spoilerosa! 😀

    “Se c’è una singola scena in questo film che vale da sola l’acquisto del biglietto – e tutto il resto è grasso che cola – è l’arrivo di Vader a bordo dell’incrociatore ribelle abbordato.” Quoto, quoto, quoto! Non concordo sulla mancanza di John Williams, per me è stato davvero un punto in più, ma sono gusti 🙂

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